Nella mostra “Corpi moderni” esposto un pezzo unico della collezione della Biblioteca dell’Istituto
April 4th, 2025Apre oggi, 4 aprile, alle Gallerie dell’Accademia di Venezia la mostra “Corpi moderni”, che esplora il modo in cui nel Rinascimento, per la prima volta, il corpo è stato concepito quale campo d’indagine scientifica, oggetto di desiderio e mezzo di espressione di sé. Tra le 89 opere esposte, provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni internazionali e nazionali, c’è il manichino femminile in avorio della collezione dell’Istituto Ortopedico Rizzoli: un’opera rarissima, presumibilmente di un artista tedesco o fiammingo della fine del 1500, che i curatori della mostra hanno fortemente voluto per rappresentare una modalità inedita di esplorazione del corpo umano.

Il manichino è esposto nella prima parte della mostra, intitolata “Anatomia”, a fianco della Great Lady (Sistema cardiovascolare e organi del torso femminile) di Leonardo da Vinci, capolavoro assoluto, definita la Monna Lisa dell’anatomia, proveniente dalla Collezione reale inglese di Windsor. Nella stessa sala torna a essere visibile al pubblico, dopo sei anni, l’Uomo vitruviano (Studio proporzionale di corpo maschile) di Leonardo, tra le icone delle Gallerie dell’Accademia e dell’intero patrimonio culturale mondiale, che per la prima volta viene messo in relazione con disegni straordinari sul corpo umano. In particolare, Studi per la Sibilla libica di Michelangelo, che torna per la prima volta in Italia dopo un secolo dal Metropolitan Museum of Art di New York. È un disegno preparatorio per la Cappella Sistina, considerato il più bel disegno di anatomia artistica del Rinascimento.
La mostra, curata da Guido Beltramini, Francesca Borgo e dal direttore delle Gallerie dell’Accademia Giulio Manieri Elia, prosegue fino al 27 luglio.

Il Rizzoli custodisce una della più importanti collezioni di libri e opere sulla storia della medicina e della scienza. Un patrimonio che rappresenta una fonte di conoscenza di inestimabile valore.
«Corpi moderni – osservano i curatori Beltramini, Borgo e Manieri Elia – è una mostra che parla di noi, attraverso la lente d’ingrandimento del Rinascimento, quando si comincia a “svelare” il corpo, portando l’indagine scientifica sotto la pelle con il progressivo sistematizzarsi degli studi anatomici, e insieme a “velarlo”, vale a dire ad allontanarsi da quello che siamo come dato biologico, per fare del nostro corpo una vera e propria costruzione culturale, un atto recitato».
«L’esposizione – sottolinea Manieri Elia, direttore delle Gallerie dell’Accademia – stabilisce una perfetta sinergia con le collezioni del museo e con alcune opere. In particolare, l’Uomo vitruviano di Leonardo, che rappresenta il corpo ideale, anche in riferimento a forme geometriche perfette, costruito attraverso misurazioni empiriche; La Tempesta di Giorgione, tra i capolavori delle Gallerie, la cui interpretazione e datazione sono ancora oggi oggetto di dibattito; La vecchia di Giorgione, che ci sollecita, indicando se stessa e guardandoci negli occhi, a una riflessione sui cambiamenti imposti al corpo dal passare del tempo».
